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Editoriale

Cappuccino&Cornetto. Siamo a un nuovo capitolo della bizzarra storia della censura 'all’amatriciana'

Nella sua rubrica Marco Ferri riflette nuovamente sulla censura di Atac nei confronti la campagna Vanguard di Current Tv. "Se la censura è stata un atto di superficialità nel valutare una campagna pubblicitaria, il procurato mancato introito pubblicitario appare un danno alla collettività".

Pare che l'Istituto per Autodiscipina della Pubblicità (IAP) ha espresso un giudizio contrario alla censura che Atac di Roma ha applicato contro la campagna Vanguard di Current Tv. (Vedi notizia correlata)

Secondo IAP non ci sarebbero i requisiti per ritenere la campagna 'inopportuna e offensiva della sensibilità dei cittadini romani'.

Allo IAP si era rivolta l'associazione dei Tecnici Pubblicitari (TP) per chiedere secondo quali criteri l'Atac di Roma poteva censurare una campagna pubblicitaria, senza neppure rivolgersi allo IAP.

Per ora è una vittoria 'morale' di Current Italia (il commitente della campagna censurata) e di Cookies ADV (l'agenzia di pubblicità che ha ideato la campagna).

In attesa si pronunci l'Autorità garante per e Comunicazioni (Agicom ), cui TP si è rivolta, rimane da capire come sia possibile che Atac, una azienda di interesse pubblico si sia potuta arrogare il diritto di operare una censura senza comprovati motivi. E da capire come sia possibile che per le fisime censorie del presidente di Atac, l'azienda dei trasporti pubblici sia stata privata delle somme del budget pubblicitario previsto da Current nel circuito delle affissioni di proprietà dell'azienda.

Forse anche il Campidoglio, che aveva prontamente spalleggiato la decisione del presidente di Atac dovrebbe spiegare ai cittadini romani come si fa, in tempo di crisi, a rinunciare a entrate di privati, che sarebbero andate a benificio delle casse di Atac, dunque degli utenti del servizio del trasporto pubblico nella Capitale. La campagna è uscita a Milano, mentre a Roma sarà pianificata da un circuito privato.

Se la censura è stata un atto di superficialità nel valutare una campagna pubblicitaria, il procurato mancato introito pubblicitario appare un danno alla collettività.

Il che dimostrerebbe che le cose un po' stupide alla fine si rivelano sempre molto dannose, non solo per l'intelligenza dei cittadini, ma anche per le casse pubbliche. Senza contare lo sfregio al semplice e sacrosanto diritto all'espressione delle idee, anche in pubblicità. Beh, buona giornata.