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Editoriale

Space Available Here. Giurie ristrette

Pubblichiamo il nuovo contributo di Pasquale Diaferia. Tema della settimana: le elezioni delle giurie dell'ADCI. "Quest'anno, per la prima volta, si è deciso di fare quello che negli altri Club del mondo è da sempre la regola. Il giudizio non è espresso dalla totalità dei soci in sessione congiunta. Ma solo da un piccolo gruppo di giurati".

di Pasquale Diaferia

Un tempo il week end per le giurie della Art Directors Club Italiano era un inferno. Una punizione a cui ti sottoponevi con un misto di orgoglio e tristezza. Esprimevi il tuo parere sul miglior lavoro di tutto il paese, piacere superato solo a Cannes o negli altri grandi concorsi internazionali. Ma esercitavi questo privilegio all'interno di una comunità litigiosa, invidiosa, dove prevalevano esibizione dl potere, scambi di favori, minacce neanche tanto velate. Quelle antiche pratiche italiane che avete potuto ammirare durante la recente elezione del Presidente del Senato.

Quest'anno, per la prima volta, si è deciso di fare quello che negli altri Club del mondo è da sempre la regola. Il giudizio non è espresso dalla totalità dei soci in sessione congiunta. Ma solo da un piccolo gruppo di giurati, che si assumono la responsabilità delle proprie scelte davanti ai colleghi. Risultato finale: un annual più piccolo del solito, ma di maggiore qualità. Giurie serene, sorridenti, che hanno ben lavorato, con criteri unici e condivisi. E soprattutto nessun mugugno nel post premiazione.

Forse questo meccanismo di giudizio da solo non basterà a migliorare il lavoro di tutti i giorni. Ma oggi archivio questo pezzo con l'intenzione di rileggerlo fra 5 anni. Magari nel 2011 staremo commentando sei ori a Cannes di direttori creativi italiani che lavorano in giro per il mondo. E magari un paio di questi saranno i ragazzi che hanno ritirato premi ADCI domenica sera. I creativi del Bel Paese stanno provando a cambiare. Vediamo se ci sono in giro clienti locali altrettanto innovatori.