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Editoriale

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Pubblichiamo il nuovo contributo di Pasquale Diaferia. Tema della settimana: sulla vittoria radiofonica del Grand Prix dell'Adci. "Produciamo gli spot televisivi più smaltati, target oriented e noiosi del mondo. Poi improvvisamente una pioggia di idee divertenti, irridenti, ciniche, creative. Per un mezzo un tempo povero e poco considerato, la radio".

di Pasquale Diaferia

Nessun commentatore ha notato che per la seconda volta in tre anni un radiocomunicato ha vinto il grand Prix dell'ADCI. Una cosa del genere non si è mai vista in nessun altro paese al mondo.

La solita atipicità italiana. Produciamo gli spot televisivi più smaltati, target oriented e noiosi del mondo. Poi improvvisamente una pioggia di idee divertenti, irridenti, ciniche, creative. Per un mezzo un tempo povero e poco considerato, la radio.

Certo, i grandi editori hanno fatto fiorire l'ex Cenerentola delle pianificazioni. Certo, chi sta facendo grande la radio non è gente che passava per caso. Radiofestival l'ha vinto Vicky Gitto, non uno sconosciuto copy junior. Il Grand Prix ADCI l'ha scritto Lele Panzeri. Animo giovanile, ma non esattamente uno di primo pelo.

Come al solito, il problema sono i clienti. Gli stessi che osano in radio, in tv si paralizzano. Approvano solo famigliole sorridenti, auto rombanti, telefonini promozionanti, testimonial ammiccanti. Sarà sconveniente, ma da questo pulpito invoco: un po' più di "coraggio radiofonico" anche davanti agli story board, please!