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Editoriale

Space available in Cannes. Santa Agata

Pubblichiamo il nuovo contributo di Pasquale Diaferia da Cannes. Tema del giorno: la campagna per la Lamborghini della tedesca Philipp und Kennt. "Ora posso sopportare che anche cinesi ed indiani portino annunci meravigliosi in concorso (e probabilmente a premio). Ma che i tedeschi facciano splendide publicità all'italiana, per una marca italiana che negli anni scorsi non produceva in Italia neanche delle belle brochure, è proprio umiliante".

di Pasquale Diaferia

Stamattina attendiamo i premi della stampa, ma senza tante ambizioni. Web e outdoor ci hanno riportato con i piedi per terra, dopo la radio sbronza di ieri.

Alle nostre reali capacità mi ha condotto una delle campagne in shortlist nella stampa. Sono tre deliziosi annunci per Lamborghini, realizzati dalla tedesca Philipp und Kennt. Da quando la casa del toro è diventata di proprietà Audi, infatti, l'advertising mondiale viene creato secondo standard di altro livello. Ed i risultati si vedono. Doppie pagine che raccontano una Sant'Agata Bolognese, il paesino dove le Lamborghini vengono prodotte, reinterpretata con quell'ironia e quell'italianità che paradossalmente non sono più nelle nostre corde. Ci sono i vecchietti al bar che giocano a carte, e sulle orercchie hanno le cuffie di protezione, come nei rumorosi paddock di Formula 1. C'e' il semaforo che ha tre rossi per i pedoni, visto i prototipi che impegnano gli incroci. C'e' il cancelletto del giardino che si apre verso l'alto, come nei più celebrati modelli Lamborghini.

Ora posso sopportare che anche cinesi ed indiani portino annunci meravigliosi in concorso (e probabilmente a premio). Ma che i tedeschi facciano splendide publicità all'italiana, per una marca italiana che negli anni scorsi non produceva in Italia neanche delle belle brochure, è proprio umiliante. E' come se invece di un Mattheus, solido e ruvido centrocampista del passato, a Milano dalla Germania venisse a giocare un crucco piccolo, nero e con classe e capacità giocoliera alla Baggio. Peraltro ho avuto un'altro momento di depressione.

Dalla Tailandia arriva una doppia pagina che è un clone della campagna Economist. Il titolo recita "I Never Read the Economist", fotocopia di un annuncio di Alfredo Marcantonio. E' firmata "Linda Forster, CEO, Aged 29", come nella tradizione del più riconoscibile lay out dal fondo rosso al mondo.

L'unica, ridicola differenza, sta nella firma in basso a destra. Al posto del serissimo logo del più famoso settimanale economico del pianeta, c'e' un logo Wonderbra. Le donne, da manager o da consumatrici, sono parecchio più intelligenti. Ed i Tailandesi hanno capito come si generano Grandi Idee da Festival a costo produttivo pari a zero. Il che conferma che non abbiamo giustificazioni. Per rivincere qui, dobbiamo ancora lavorare duro. E magari fare due belle invocazioni a Sant'Agata.