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Ghiso e Cignoni (Alkemy): "Con la Data Driven Creativity non si tratta di far credere al consumatore che la comunicazione di massa parli proprio a lui. Si parla proprio a quella persona"

Seconda puntata dell'inchiesta su come cambia la creatività nelle Data Driven Creativity Agencies. Gli Executive Creative Director di Alkemy parlano ai microfoni di ADVexpressTv di Dynamic Creative Optimization, Big Data Driven Creativity e Smart Data Driven Creativity, presentando il modello adottato da Alkemy.

Seconda puntata dell'inchiesta su come cambia la creatività nelle Data Driven Creativity Agencies.

E' il turno di Federico Ghiso e Giorgio Cignoni, gli Executive Creative Director di Alkemy, l'agenzia di comunicazione creata 5 anni fa da Riccardo Lorenzini, manager di agenzie tradizionali come Saatchi, Pirella Lowe e D'ALV/BBDO e quotata come matricola lo scorso autunno alla Borsa di Milano.

Per definire la Data Driven Creatività Ghiso parte da una frase di Spielberg sul potere della comunicazione hollywoodiana: "La grande capacità di Hollywood è quella di saper parlare a milioni di persone e allo stesso tempo far credere a ciascuna di esse che in quel preciso momento stai parlando  proprio con lei…

"Ora - continua Ghiso - non si tratta più di far credere ma di parlare realmente a ciascuno di loro. Come? ci sono tre tecniche, tipiche della Data Driven Creativity. La Dynamic Creative Optimization, con la quale, in un modello di test A/B, si rimodula il messaggio in modo da ottimizzarne l’efficienza. La Big Data Driven Creativity pura e semplice, che parte dall'analisi di gradi quantità di dati disponibili e, come dice John Hegarty, 'Turns data into creativity'. Infine la Smart Data Driven Creativity,  che usa i dati, non necessariamente big, ma smart abbastanza per permettere di intercettare un bisogno e creare un’opportunità di comunicazione rilevante. 

Perché i clienti scelgono la data driven creativity?

Giorgio Cignoni: "La creatività per definizione è incerta, i data per loro natura sono certi. L’incontro tra il business dell’incertezza e quello della certezza permette sicuramente di rassicurare sull’efficienza, la concretezza e la performance. Nel nostro modello, per come è nativamente concepita Alkemy,  l’analisi del dato abilita due flussi: uno verso il concepimento di un’idea (e quindi a una creatività data driven); l’altro, orientato verso il business, genera una data driven strategy…

In entrambi i casi la tecnologia è trasversale e fondamentale nella raccogliere, trasformare e decodificare.

Parliamo dei creativi che lavorano in queste nuove agenzie: che caratteristiche hanno? 

Giorgio Cignoni: "Alkemy si fonda su un’alchimia con la A maiuscola: fondere discipline diverse in un luogo unico e creare valore dalla somma delle nostre competenze e differenze. Di fatto, nel lavoro di tutti i  giorni, siamo un’alchimia di persone che si attraggono e si combinano in formule sempre nuove, ibride e uniche, nella ricerca dell’eccellenza e della concretezza in ogni forma, mezzo, tecnologia.

Federico Ghiso: "Curiosità e talento devono essere gli elementi alla base. Poi deve seguire un percorso di formazione con buone basi di comunicazione (i fondamentali). Ma soprattutto deve esserci una naturale attitudine e conoscenza verso tutti i meccanismi delle nuove tecnologie in modo tale da muoversi senza soluzione di continuità tra data, tech, media, experience e in questo scenario abilitare la creatività in tutte le sue forme. Nel nostro caso specifico, abbiamo avuto difficoltà nell’acquisire talenti creativi, perché di fatto non esistevano formati per come è concepito il modello di Alkemy. Al nostro interno investiamo molto nella formazione. Dal 2017 sono attivi con successo (si ripeteranno nel 2018) i corsi di Alkemy Academy che permettono il passaggio di conoscenze e metodo tra le nostre Bu, a tutti livelli (con particolare attenzione ai più giovani)".

Pasquale Diaferia (twitter @pipiccola)