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Dallo IAP stop alla campagna Amica Chips

Dopo le polemiche scatenate sui media e sui social dallo spot firmato Lorenzo Marini Group , il Comitato di Controllo dell'Istituto di autodisciplina pubblicitaria "ha ingiunto le parti coinvolte di desistere dalla diffusione" della pubblicità ritenendola "in contrasto con l'art. 10 (Convinzioni morali, civili, religiose e dignità della persona) del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale che prevede che "la comunicazione commerciale non deve offendere le convinzioni morali, civili e religiose".

Lo IAP Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria, è intervenuto con uno stop verso la campagna pubblicitaria  “Il divino quotidiano” delle patatine “Amica Chips”,  firmata Lorenzo Marini Group, diffusa attraverso alcune emittenti televisive  in una versione più edulcorata e sul web, che i giorni scorsi ha fatto parlare di sè sui media e sui social. La pianificazione è curata da Media Club. 
 
La campagna pubblicitaria, ambientata in un convento e con sottofondo musicale l’Ave Maria di Schubert, mostra un gruppo di suore novizie dirigersi verso l’altare della chiesa per prendere la comunione. Non appena la prima novizia della fila riceve dal sacerdote l’ostia (nella versione web una patatina) si sente un sonoro scrocchio riecheggiare nella chiesa. Stupita e imbarazzata di poter essere la causa di quell’imprevista emissione, la novizia si volta verso la sagrestia dove una altra suora sta sgranocchiando le croccanti patatine pubblicizzate, prendendole dal sacchetto. Il video si conclude con le immagini del prodotto e il claim “Amica chips il divino quotidiano”.
 
Il Comitato di Controllo, si legge nella nota stampa, "ha ingiunto le parti coinvolte di desistere dalla diffusione di tale campagna ritenendola in contrasto con l’art. 10 – Convinzioni morali, civili, religiose e dignità della persona – del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale, secondo cui: “La comunicazione commerciale non deve offendere le convinzioni morali, civili e religiose.”

Ad avviso del Comitato il parallelismo che il messaggio instaura tra la patatina, descritta come “il divino quotidiano”, e l'ostia, che rappresenta evidentemente il divino, si sostanzia nella derisione del senso profondo del sacramento dell’eucaristia, rendendo più che ragionevole che il credente e non solo si senta offeso.
 
Il Giurì in molte sue decisioni ha sottolineato che l'art. 10 del Codice IAP è posto a tutela della sensibilità dei consumatori "i quali hanno il diritto di non essere urtati nelle più profonde convinzioni da campagne pubblicitarie che essendo strumentali ad interessi di natura prettamente economica non devono confliggere con valori tendenzialmente assoluti e di rango superiore tra i quali un posto di primissimo rango compete alle convinzioni religiose, che il Codice di Autodisciplina protegge non già come un bene della collettività italiana o della sua maggioranza, bensì, in armonia con la Costituzione e sulla scia della concezione “liberale” della tutela del sentimento religioso come un bene individuale, che viene riconosciuto, in modo assolutamente paritario, a tutti i cittadini, senza distinzioni di sorta fra le possibili opzioni religiose”.
 
Il provvedimento del Comitato di Controllo potrà essere opposto dalle parti ingiunte con motivata opposizione al Comitato di Controllo nel termine non prorogabile di sette giorni.

Nella nota dell'azienda e dell'agenzia si spiegava: "Il messaggio vuole esprimese, con forte ironia 'british', un contenuto di prodotto legato al momento dello snack e, attraverso una descrizione iperbolica e provocante, esprimere il valore della croccantezza irresistibile della patatina Amica Chips. Si vuole rappresentare, in modo palese e senza fraintendimenti di tipo religioso, una situazione 'chiaramente teatrale e da fiction', tratta da citazioni del mondo ecclesiastico già abbondantemente trattate nella cinematografia mondiale, nelle rappresentazioni teatrali e nella pubblicità".

Il nuovo spot di Amica Chips è stato criticato anche dall'Aiart, l’associazione di telespettatori cattolici che ha segnalato la pubblicità all'Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria, con la richiesta di bloccarlo. Secondo l'Aiart, il video "offende la sensibilità religiosa di milioni di cattolici praticanti" e sarebbe "contrario agli articoli 1 e 10, lealtà della comunicazione, convinzioni morali, civili, religiose e dignità della persona, del codice di autodisciplina della comunicazione commerciale".