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Lampugnani: “Il progetto Epik procede grazie a prodotti che spiccano per diversità, un metodo efficace ed efficiente, e alla fiducia dei clienti”

Il partner traccia ad ADVexpressTV un bilancio della branded entertainment company – che a ottobre compirà il suo primo anno di vita – spiegandone il metodo e il posizionamento attraverso le case history realizzate per Lavazza, Mutti e IGT, insieme alle quali ha costruito un percorso fondato su tre pillar: brief, conoscenza dell’audience, produzione e distribuzione dei contenuti di marca.

Dopo il progetto Lavazza 'The Blended Orchestra' a tema sostenibilità, quello per Mutti “Ugo, storia di una piccola grande idea” a tema innovazione ((vincitore ai BC&E Awards 2022 del Premio Disruption nel Brand Entertainment) e l’ultimo 'Art is Open' per IGT a tema arte, si può dire che Epik stia assumendo un contorno sempre più definito, chiaro e preciso. A ottobre la branded entertainment company compirà un anno.
Qual è il bilancio che si può fare fino a questo momento?
“Il progetto Epik va avanti felicemente – esordisce Lampugnani –. Per una start up di questo tipo, che si deve in qualche modo definire e posizionare sul mercato spiegando i modelli che applica, il primo è sicuramente un anno cruciale. Siamo molto contenti di ciò che abbiamo prodotto che nel panorama della comunicazione spicca per diversità. Quello per Lavazza rappresentava un certo tipo di Dna, quello Mutti un altro ancora e lo stesso quest’ultimo realizzato per IGT: ma tutti sono legati dal concetto dell’intrattenimento che è nel nostro Dna”.

Sulla miniserie in 4 episodi ‘Art is Open’, Lampugnani sottolinea come la tematica particolarmente interessante abbia consentito al progetto di proporsi come strumento di divulgazione : “Il brand IGT dà alla popolazione, all’audience, qualcosa di interessante a prescindere – spiega infatti –, che è uno dei principi cardine di come Epik vive l’intrattenimento di marca e il branded content”.
Il brand IGT, aggiunge, ha alle spalle una storia legata all’arte molto lunga e molto concreta: il loro storydoing non è quindi frutto di improvvisazione e ciò rende l’azienda molto più credibile nel poter raccontare questa storia.

Come il mercato e le aziende stanno recependo e percependo la proposta di Epik?
“Diciamo che la nostra è una linea abbastanza ‘verticale’ – risponde Lampugnani –, quindi il lavoro che facciamo molto spesso insieme ai clienti è un vero e proprio percorso in cui partiamo dal raccontare loro che cos’è e qual è il valore del branded content, per poi trovare il modo più corretto per far parlare la marca. E più passa il tempo, più questo approccio si conferma valido”.
Il metodo di Epik, evidenzia Lampugnani, prevede generalmente lo sviluppo di ogni progetto sulla base di tre pillar: “Prima di tutto il brief, che non cambia e dev’essere preciso e strategico come si è sempre fatto per ogni campagna di comunicazione; poi, molto importante, la conoscenza dell’audience; e infine la parte distributiva che insieme al contenuto è fondamentale per rendere il progetto veramente efficace ed efficiente”.

È possibile avere qualche anticipazione su quali saranno i prossimi step e le novità di cui ci parlerete prossimamente?

“Ce ne sono diverse che stiamo consolidando – risponde Lampugnani –: sia per clienti che stanno rinnovando, e questo ci fa ben sperare sull’anno prossimo, sia per nuovi clienti di differenti categorie merceologiche sui quali siamo già al lavoro. Stiamo anche ampliando lo spettro del nostro lavoro, ma sempre e comunque mantenendo molto dritta la barra dell’intrattenimento”.

Tommaso Ridolfi